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Ortofutta, export da record: 5,2 miliardi nel 2017

09/02/2018
Il 2017 fa segnare il record storico nelle esportazioni di frutta e verdura italiane nel mondo con un valore di circa 5,2 miliardi in aumento del 2% rispetto allo scorso anno. È quanto stima la Coldiretti sulla base delle proiezioni su dati Istat in occasione dell’apertura di Fruitlogistica di Berlino, la fiera internazionale più importante del settore. La Germania - sottolinea la Coldiretti - è di gran lunga il principale cliente dell’ortofrutta italiana con l’acquisto di circa 1/3 delle esportazioni totali in aumento del 4% nel 2017.

“L’Italia ha le risorse per cogliere le opportunità che vengono dal prepotente affermarsi di nuove tendenze salutistiche nel mondo dove il Made in Italy ha un valore aggiunto in più” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che occorre rimuovere gli ostacoli organizzativi, burocratici ed infrastrutturali che frenano la presenza nazionale. In particolare sono da accelerare i dossier fitosanitari che potrebbero consentire di aumentare le esportazioni di prodotti ortofrutticoli verso destinazioni ancora problematiche, come il Brasile, la Cina, il Giappone o il Sudafrica. A preoccupare è il forte aumento delle importazioni che nel 2017 fanno segnare un balzo del 5% per un valore che sfiora i 5 miliardi. Un fenomeno indubbiamente spinto dagli accordi che favoriscono le importazioni come il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli e zucchine o all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi. Accordi fortemente contestati perché nei paesi di origine è spesso permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera. Il risultato è un flusso di prodotti ortofrutticoli delle più svariate provenienze che, però, molto spesso perdono la loro identità, la loro origine e vengono spacciati come Made in italy. A preoccupare ci sono anche le trattative in corso per i prodotti frutticoli con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay). 




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