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La (in)validità del patto di non concorrenza per i gestori patrimoniali

Un datore di lavoro, di regola, può pattuire con il proprio dipendente un accordo di non concorrenza dopo la cessazione del rapporto lavorativo. Nelle professioni liberali, tuttavia, è possibile che si instauri con il cliente un rapporto di particolare fiducia, contraddistinto da una elevata componente personalistica e dalle abilità particolari del lavoratore. In una recente sentenza, il Tribunale federale si è pronunciato sulla validità di un divieto di concorrenza previsto nei confronti di un gestore patrimoniale dalla sua ex banca ed ha stabilito che - in presenza di tali circostanze soggettive – il patto di non concorrenza non è valido nei confronti del gestore ed è pertanto nullo.

Avv. Dr. iur. Marco Lucheschi e Avv. Davide Marchesini Mascheroni esaminano il vigente quadro normativo nel settore privatistico e analizzano le condizioni di validità di un impegno di non concorrenza, rivisitate alla luce dei principi giuridici enunciati dalla recente pronuncia del Tribunale Federale, mettendo alla luce alcuni interrogativi rimasti irrisolti e commentando le potenziali ripercussioni attese nel settore finanziario.

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Data: 02/03/2020           Invia tramite Email